• Filosofia di Bene

Libertà di, libertà da

Aggiornato il: 29 ago 2020


“La scelta stessa è decisiva per il contenuto della personalità; con le scelte essa sprofonda nella cosa scelta e quando non si sceglie, appassisce in consunzione […]. La tua scelta è una scelta estetica; ma una scelta estetica non è una scelta. Scegliere è soprattutto un’esperienza rigorosa ed effettiva dell’etica. Sempre, quando nel senso più rigido si parla di un aut-aut, si può essere certi che è in gioco anche l’etica. […] Ed è assai triste, quando si considera la vita degli uomini, che tanti trascorrano la loro vita in tranquilla perdizione. Cessano di vivere prima della fine della loro vita […] finiscono col vivere quasi fuori di sé, scompaiono come ombre, la loro anima immortale viene dissipata e non si spaventano al problema dell’immortalità, poiché sono già disciolti prima di morire […]. Il mio aut-aut non indica la scelta tra il bene e il male; indica la scelta con la quale ci si sottopone o non ci si sottopone al contrasto tra bene e male. Qui la questione è, sotto quale punto di vista si voglia considerare tutta l’esistenza e vivere. […] poiché l’estetica non è il male, ma l’indifferenza, ed è perciò che dissi che è l’etica a fondare la scelta. Perciò non importa tanto scegliere di volere il bene o il male, quando di scegliere il fatto di volere”. (S. Kierkegaard, Aut-Aut)

L'Esistenza è circoscritta da due necessità: la nascita e la morte. Sono tali in quanto non le scegliamo: non dipende da noi il venire al mondo, così come il dipartirsene. Anche se scegliamo di porre fine ai nostri giorni, tramite l'atto del suicidio, in realtà non facciamo altro che anticipare la fine ineluttabile che ci attende.

Nonostante questi contorni vincolanti, la vita è comunque lo spazio della Libertà. Tra l'inizio e la fine ineludibili, noi possiamo scegliere. Il nostro progetto esistenziale è tutto da scrivere e, quotidianamente, ci confrontiamo con le possibilità tra cui dobbiamo operare una scelta. Sempre Kierkegaard, ci rammenta quanto sia angosciante il crogiuolo delle possibilità: sono tante, svariate, foriere di pieghe differenti che potremmo conferire alla nostra vita. Dalle nostre scelte dipende l'autenticità della nostra Esistenza. Per questo spesso ce ne sentiamo soffocati, perché sappiamo che se commettiamo un errore di valutazione ci saranno inevitabili conseguenze su di noi e, magari, anche sugli altri. Scegliere, inoltre, comporta sempre l'esclusione di quello che non scegliamo, quindi una rinuncia.


Come esprime bene Renata Salecl, oggi viviamo un tempo in cui è celebrata la cosiddetta "scelta razionale", quella scelta lucida, ben ponderata sul piano dei costi-benefici, che comporta il minor danno altrui e il maggior profitto personale. Come fossimo dei calcolatori, dovremmo decidere ben consapevoli delle conseguenze che scaturiranno dalla nostra decisione.

Ma la pensatrice sottolinea anche come non sempre la scelta possa essere razionale, in quanto ci sono molti fattori che vi influiscono: ambientali, sociali, legati all'educazione, alle caratteristiche genetiche e, soprattutto, fattori di cui non siamo consci. Insomma, tutto quello che compone la nostra visione del mondo, sia che ne siamo consapevoli sia che ne siamo inconsapevoli. Di queste variabili, bisogna tener conto.

Si pensa che, nell'epoca dell'autodeterminazione e del mito dell'individualismo, ciascuno possa essere chi vuole in virtù della libertà di scelta. Ma non è sempre così.

In apparenza sembra che viga la libertas maior, ossia quella libertà interiore intesa come autonomia, come libertà di essere chi si è: possibilità di autenticità. In realtà, siamo spesso in balìa della libertas minor, che è mera libertà di scegliere, libero arbitrio.

Kierkegaard è alla prima che guarda quando afferma che la scelta è fondamentale per dare contenuto alla nostra personalità, alla nostra visione del mondo diremmo noi.


Un limite di questa possibilità è sicuramente il confronto/scontro con la volontà altrui, che a volte decide per noi. Quante volte rimaniamo delusi perché l'altro ci mette di fronte a qualcosa che non avremmo scelto! La libertà individuale, si sa, si ferma laddove inizia quella di un'altra persona. La delusione che ne deriva, getta il singolo in stallo perché non può più sviluppare la sua scelta nella direzione desiderata: c'è il confine stabilito dal dispiegarsi della libertà altrui. Non potendo piegare l'altro alla propria volontà, dopo l'amarezza iniziale, il singolo deve fare i conti con questa presa di coscienza e capire come ritrovare la possibilità di sentirsi libero anche rispetto al muro che, in apparenza, gli è stato messo di fronte.


Altre volte, invece,

"molte persone devono fare i conti con l'impossibilità di fare qualunque scelta. Quando ci sono tante opzioni tra cui scegliere, quando la scelta diventa qualcosa di opprimente, e quando la responsabilità di aver compiuto una scelta sbagliata è causa di tanta ansia, sprofondare nell'indecisione può sembrare l'unica salvezza dai rimpianti e dalla delusione che possono seguire a una scelta. […] Quando le possibili direzioni da prendere sono così numerose, e quando è così importante prendere quella giusta, l'individuo può procrastinare all'infinito, informandosi minuziosamente sulle diverse opzioni, e non decidendosi mai, in modo da prevenire la possibilità del fallimento". (R. Salecl, La tirannia della scelta, p. 115)

Anche evitare di scegliere è una scelta, ma generante stallo di nuovo! e comunque angoscia, quella stessa angoscia che prelude invece all'opportunità di diventare autenticamente chi si è optando per una delle svariate possibilità al nostro cospetto.

L'indifferenza, in senso kierkegaardiano, è una via, ma non è "la" via: per essere noi stessi, a posto nella nostra pelle, dobbiamo scegliere di volere. Non è possibile porre freno allo slancio vitale nè farsi fermare dal limite da rispettare, certo della volontà altrui. Bisogna cercare la nostra via per decidere come interpretare e vivere anche di fronte all'apparente stallo, alla delusione e all'impasse dovuto alla molteplici possibilità.

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